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Mozzarella dop taroccata, a processo 12 persone per l’indagine Cantile. I NOMI

21 / 07 / 2014

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Redazione

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Tutti sotto processo. E' questa la decisione del giudice per le udienze preliminari che questa mattina ha rinviato a giudizio gli indagati dell'inchiesta sul caseificio Cantile di Sparanise (Caserta), che ha coinvolto Guido Cantile, residente a Caserta; Luigiantonio Cantile, residente a Caserta; Pasquale Cantile, residente a Caserta; Assunta di Caprio, residente a Carinola; Agostino Verde, residente ad Aversa, Luigi Cammisa, residente ad Aversa; Antonio Di Feo, residente a Guardia Lombardi (provincia di Avellino); Giuseppina Genovese, residente ad Agropoli; Luigi Bacco, residente ad Agropoli, Ileana Micillo, residente a Sparanise, Paola Mormile di Casal di Principe, Amedeo Fasulo di Caiazzo. I reati contestati, a vario titolo, sono l'associazione a delinquere, la rivelazione di segreto d'ufficio continuato, la frode nell'esercizio del commercio, la vendita di sostanze alimentari non genuine, la vendita di prodotti industriali con segni mendaci, commercio di sostante nocive, falso ideologico, rimozione e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, lesioni colpose conseguenti a infortuni sul lavoro, violazione di sigilli e smaltimento illecito di rifiuti.
 
Padre e figli sotto inchiesta. L'attività d'indagine ha disvelato l'esistenza di un'autentica associazione per delinquere, al cui vertice vi erano Guido Cantile, dominus della società ‘Cantile s.r.l.’, uno dei più importanti caseifici produttori di mozzarella di bufala campana DOP del casertano, e i suoi due figli Pasquale e Luigiantonio Cantile, con l'importante e fattivo contributo di alcuni dipendenti e alcuni collaboratori dell'azienda e con la complicità e connivenza di veterinari dell'Asl.
 
La mozzarella taroccata. L'attività di indagine ha consentito di accertare una serie di adulterazioni alimentari che si estendevano all'intero ciclo produttivo dell'azienda. Gli esiti dei prelievi effettuati dalla polizia giudiziaria sul prodotto commercializzato dalla ‘Cantile s.r.l.’, contrassegnato dal marchio DOP (mozzarella di bufala campana DOP), hanno permesso di verificare che al latte di bufala veniva abitualmente miscelato latte vaccino, con conseguente frode in danno del consumatore. Il caseificio inoltre, pur essendo tenuto ad acquistare materie prime di provenienza certa, provvedeva in maniera pressoché sistematica all'accaparramento anche all'estero di partite di latte e di cagliata, spesso molto scadenti, di cui veniva celata la provenienza all'evidente fine di contenere i costi di produzione. In particolare, gli esiti dell'attività di indagine comprovano che i Cantile, per il tramite di società di comodo (soprattutto la Planet Group s.r.l.), acquistavano abitualmente quote di latte e cagliata proveniente da Francia, Polonia e Ungheria, che facevano risultare di provenienza italiana, alterandone i documenti di trasporto. Il latte e le materie prime acquistate, inoltre, non venivano sottoposte ad adeguato autocontrollo sanitario (grazie alla compiacenza delle due biologhe dipendenti del caseificio), così come prescritto dalla normativa di settore, ma venivano impiegati nel ciclo produttivo (anche del prodotto DOP) e, a volte, quando erano in eccesso, rivenduti a terzi benché alterati.
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