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L'intervista a Caldoro. «Il centrodestra in Campania reggerà. Nel Pd si prendono a cazzotti»

05 / 02 / 2015

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Giuseppe Perrotta

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Presidente Caldoro, a Caserta si riuniscono gli Stati generali di Forza Italia. Si entra ufficialmente in campagna elettorale?

«Faccio il presidente della Regione. Ho questo impegno. Domani a Caserta con gli amministratori di Forza Italia parlerò della accelerazione della spesa, dei fondi europei, del risanamento dei conti nella sanità. Incontro loro come ho avuto modo di incontrare tutti gli amministratori che ne hanno fatto richiesta. Ho girato e sto girando la Regione in lungo e largo per parlare dei temi concreti che interessano i cittadini. Sulla accelerazione della spesa abbiamo previsto un intervento in ogni comune per superare definitivamente la logica del 'comune amico'. Siamo intervenuti per opere strutturali, per l'ambiente, per le scuole».

Qualcuno mette ancora in bilico la sua ricandidatura al termine dei 5 anni. Qual è realmente la sua posizione?

«Come le dicevo oggi sono impegnato a fare altro. I cittadini campani mi hanno chiesto di governare. Lo stiamo facendo. Siamo saliti a bordo di una nave arenata, adesso abbiamo ripresa la navigazione. Non era facile e ci siamo riusciti con il lavoro di una squadra seria e compatta».

Forza Italia non sembra essere più il partito travolgente di 5 anni fa. Ed a Caserta l'ingresso del presidente della Provincia Zinzi sembra aver portato più tensioni che voti.

«E' evidente che per il centrodestra le cose sono cambiate rispetto a cinque anni fa. Vale in tutto il Paese, ma per fortuna la Campania è una delle poche Regioni a reggere. Qui il buon governo ed un gruppo dirigente preparato ci consente di guardare al futuro con ottimismo. Per il resto le dinamiche interne le lascio ai partiti, ma le posso dire che ho apprezzato il lavoro svolto da Zinzi alla guida della Provincia».

La possibilità che i fittiani presentino una propria lista la preoccupa?

«Non mi occupo delle questioni interne al partito. Ci sono diverse posizioni, tutte utili e legittime. La sfida è trovare la sintesi».

La trattativa con Udc e Ncd a che punto è? Teme che De Mita possa spostare i centristi di 'Area Popolare' sul Pd?

«In questi anni abbiamo lavorato, insieme, molto bene. Non c'è nessuna trattativa in corso. Abbiamo lavorato e continueremo a lavorare nell'interesse dei cittadini».

Il PD sembra aver scaricato definitivamente De Luca, ma continua a litigare per le primarie. Per lei è sicuramente un vantaggio. 

«Non entro nelle vicende di Forza Italia si figuri se lo faccio con il Pd. Mi limito a registrare un fatto: per il momento vedo nel Partito Democratico un ring con atleti che si prendono a cazzotti. Non vedo programmi né una idea di Regione».

Cosa pensa dell'onda populistica del Movimento 5 Stelle e della candidata presidente che hanno scelto?

«Le auguro buon lavoro e sono certo ci sarà occasione di confrontarsi sui programmi».

Lei è riuscito a risanare i conti della sanità in Campania, ma viene accusato di averlo fatto sulla pelle dei cittadini. Cosa ci possiamo attendere per il futuro?

«La sanità campana produceva circa 800 milioni di deficit all'anno. Oggi siamo al pareggio di bilancio e finalmente possiamo investire. Abbiamo gia ottenuto lo sblocco parziale del turn over ed aspettiamo dal Governo lo sblocco definitivo per assumere molti altri giovani medici ed infermieri. Abbiamo vinto la sfida sul riequilibrio delle risorse. Con meno risorse e meno personale non si possono fare miracoli. Abbiamo invertito la rotta, dobbiamo continuare cosi. I livelli delle prestazioni aumentano ma ancora troppo poco. Non ci fermiamo, andiamo avanti. Con la stessa determinazione con la quale abbiamo eliminato sprechi ed inefficienze».

Lei sta 'sponsorizzando' il progetto delle macro regioni. Perché? Quali vantaggi ne avrebbero i cittadini?

«Le regioni non hanno più motivo di esistere se non si rinnovano. Ho posto questo tema in tempi non sospetti ed oggi ne parlano tutti. Bisogna organizzare grandi aree di programmazione e non di gestione. Si riducono i costi e sopratutto si potranno governare grandi funzioni con una logica più efficiente e moderna».

Si torna al parlare di un ministero per il Sud. Basterà per risolvere i problemi del Mezzogiorno?
«Meglio tardi che mai. Serve per il sud sopratutto una politica».

Qual è stato il momento più bello e quello più brutto dei suoi 'primi' 5 anni al governo della Regione.
«Non classifico i momenti più belli o più brutti. Le posso dire che soffrivo quando all'inizio, nei tavoli romani o a Bruxelles, la Campania veniva vista come la regione canaglia. Non lo meritavo i cittadini, le nostre imprese. Oggi sono orgoglioso. Restano tanti problemi, ma la nostra regione ha recuperato credibilità. Non sprechiamo, abbiamo risanato, su molte pratiche siamo diventati un modello da seguire. Stiamo lavorando concretamente per  ripartire con maggiore forza».

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